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Testimonianze: Pillola anticoncezionale e gravidanza

Ecco la testimonianza firmata di una signora che ha continuato a prendere la pillola senza sapere di essere incinta

Sono Carmela C. (detta Roberta), ho trent’anni ed abito ad Angri (SA), ho tre figli , due femmine di 6 e 4 anni ed un maschietto di due anni. Quando è nato Francesco, così si chiama il bambino, non avevo nemmeno il coraggio di guardarlo in faccia per il rimorso, perché per ben due volte avevo tentato di abortirlo. Nel dicembre del 2002, pur prendendo la pillola, mi accorsi di essere rimasta incinta. Allora andai a parlare con il mio medico di base, perché avevo fatto una cura per la bronchite a base di Rocefin e Bentelan, lui mi disse che il bambino poteva avere problemi e che la mia era una gravidanza a rischio. Tanto poteva andare bene, tanto poteva andare male, stava a me decidere: portare avanti la gravidanza oppure no. Se volevo fare l’aborto lo dovevo fare subito, perché il bambino non era formato. Allora io mi decisi per l’aborto e lui mi fece il certificato per l’ospedale. Così io andai a prenotarmi e feci tutti gli accertamenti per poter interrompere la gravidanza. In quei giorni non facevo che piangere al pensiero che uccidevo un bambino, che comunque non aveva colpa. Il medico mi aveva detto che era un grumo di sangue, ma una signora mi fece vedere un foglietto, dove si vedeva che il bambino a due mesi era tutto formato. Cercai consiglio da una mia parente e da un’amica, ma invece del conforto sperato, mi dissero che ero una pazza a non fare l’aborto, perché avrei avuto per tutta la vita un figlio handicappato.
Così il giorno dell’intervento, con la morte nel cuore, mi presentai all’ospedale. Arrivai che stavano facendo l’aborto e vidi uscire da una stessa porta i bambini appena nati e le donne che avevano già abortito. Vidi anche quella specie di aspirapolvere che faceva un rumore infernale con il tubo trasparente da dove passavano i residui dei bambini abortiti e gli stivali dei medici schizzati di sangue.
Pensai allora dentro di me (e che ammazzano un animale!) e quando l’infermiera mi disse: “Preparati”, io senza dire niente me ne andai. A casa non dissi che me ne ero andata di mia spontanea volontà, ma che c’erano molte donne, sperando che mio marito, i miei parenti e le mie amiche fossero stati comprensivi e mi avessero fatto portare avanti la gravidanza tranquillamente senza torturarmi e colpevolizzarmi, perché volevo far nascere un bambino handicappato.
Invece non fu così! Anche il medico mi diede della pazza, perché gli dissi che avevo preso pure cinque pillole anticoncezionali tutte una volta, per farmi venire le mestruazioni che non arrivavano! Allora mi presentai di nuovo allo stesso ospedale per prenotarmi di nuovo per l’aborto.
Proprio in quei giorni, però, venni a conoscenza del Telefono Rosso. Me ne parlò una sera una persona che occasionalmente era venuta a conoscenza del mio dramma e mi invitò a chiamare, perché avrei avuto chiarito i miei dubbi e le mie paure. Una mia amica presente all’incontro invece continuava a dire che era inutile, che era meglio per me fare l’aborto subito invece che a quattro mesi, perché allora sì che era omicidio. Io ero molto incerta, non credevo di poter risolvere i miei problemi, alla fine però acconsentii a chiamare una dottoressa di Roma, che aveva lavorato al Telefono Rosso, la quale mi disse che il bambino non correva particolari rischi. Ma io non ero convinta ed il giorno dopo sono andata dal mio ginecologo per riferirgli quello che mi aveva detto quella dottoressa, allora lui chiamò davanti a me il Telefono Rosso, ma era sempre occupato. Molto frustata ed indispettita, perché il dottore non aveva parlato con il Telefono Rosso me ne andai, decisa definitivamente a fare l’aborto. Mi ero stancata di soffrire e di lottare con i miei dubbi atroci. Ma la persona che me ne aveva parlato fece in modo di farmi chiamare dal Telefono Rosso e la dottoressa con cui parlai mi confermò che non c’erano rischi particolari.
Rilascio questa testimonianza sia per far capire quanto soffre una donna al pensiero che il suo bambino può nascere malformato e sia perché sia finanziato e fatto conoscere il Telefono Rosso, perché tante altre donne non abbiano a soffrire come me e nascano tanti bambini sani e belli come il mio Francesco.
Angri, lì 25/07/2005 In Fede
Carmela C.

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